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Dopo l’esplorazione di come le nostre idee nascano da una squisita miscela di emozioni, cultura e processi misteriosi, è tempo di viaggiare tra i Bias Cognitivi—quelle “scorciatoie mentali” teorizzate da Kahneman e Tversky negli anni ’70. In teoria, questi meccanismi ci aiutano a prendere decisioni velocemente - tipo valutare tra cappuccino o croissant la mattina, scelta per cui abbiamo già raccolto sufficienti dati per capire quale sia il migliore per noi. Quindi questi bias sono utilissimi in tutte le situazioni in cui possiamo prendere una scorciatoia: tuttavia a volte ci fanno inciampare in veri e propri tranelli della mente. Alcuni esempi:
Bias di conferma: vedere solo ciò che conferma le nostre idee
Tendiamo a cercare e accettare solo le informazioni che confermano ciò che già pensiamo, ignorando dati oggettivi che ci smentiscono. Un esempio? “Donne al volante, pericolo costante.” I dati ISTAT dicono il contrario, ma il pregiudizio resiste. Secondo i dati ISTAT 2024 gli uomini sono responsabili dell’83% degli incidenti stradali mortali. Sempre nel caso degli incidenti mortali, il 93% dei pirati della strada che fuggono sono uomini. Secondo Quattroruote gli uomini italiani percorrono in media 11.500 km l’anno, le donne 10.600 – valori che non giustificano le maggiori percentuali di incidenti. Viaggiare con una donna al volante è statisticamente più sicuro che viaggiare con un uomo – eppure a ogni video che appare sui social con un’auto fuori strada, tutti i commenti parlano al femminile.
Effetto framing: la cornice, cambia la percezione
Il modo in cui una notizia viene presentata può cambiare completamente il nostro giudizio. Un uomo “determinato, che ha leadership” viene visto positivamente, una donna “determinata, che ha leadership” viene spesso etichettata come “aggressiva” – anche se i risultati che i due portano fossero identici. Il modo in cui una storia viene raccontata trasforma, in un attimo, la nostra percezione.
Bias di disponibilità: ciò che ricordiamo conta più della realtà
Ricordiamo solo quello che ci fa più comodo. Ad esempio, si potrebbe pensare che le donne siano naturalmente più adatte a prendersi cura dei figli rispetto agli uomini, perché i media e la cultura popolare tendono a rappresentare le madri come figure indispensabili nella cura dei bambini. Questo porta nella società e in alcuni uomini, a sovrastimare la frequenza con cui le donne assumono (o devono farlo) il ruolo di caregiver principale con i figli. Quello che decidiamo di non ricordare è che statisticamente, si è visto che le madri sono più frequentemente coinvolte negli infanticidi: dal 2010 al 2022, in Italia, le madri sono responsabili della quasi totalità degli infanticidi/neonaticidi (35 dei 39 casi complessivi).
Bias di ancoraggio: la prima impressione conta (troppo)
La prima cifra che ci viene proposta influenza tutta la trattativa, che sia il prezzo di una pizza o la paga in un colloquio di lavoro. Ti offrono la tua prima casa in affitto a 500 euro? Da quel momento in poi, quella cifra sarà usata per dire “piu’ caro” e “meno caro” generando parametro di valutazione. Il primo stipendio offerto a una donna, più basso rispetto a quello di un uomo con pari competenze, diventa un’ancora che influenza tutte le valutazioni successive, portandola a chiedere e accettare meno di quanto meriterebbe. E indovina un po’? fra uomini e donne c’è ancora un gap salariale, anche dovuto al fatto che spesso le donne si confrontano con le altre donne sulle questioni salariali.
Questi Bias non sono solo curiosità psicologiche: distorcono la realtà e influenzano ogni piccola decisione quotidiana. Se dobbiamo ripetere un’azione abituale (scegliere la colazione, senza ragionarci troppo su), tutto fila liscio. È importante diventare coscienti dei nostri bias nel momento in cui decidiamo di cambiare qualcosa, raggiungere un obiettivo nuovo: il rischio è che i bias ci riportino a muoverci nello stesso modo di prima, senza farci vedere opzioni nuove, che ci porterebbero a nuovi risultati. (“e se oggi facessi colazione salata?”).
Riconoscere ed affrontare i bias cognitivi non è semplice, soprattutto perché agiscono spesso in modo inconsapevole e automatico. Proprio qui entra in gioco il coaching: un percorso di crescita e consapevolezza che aiuta a mettersi in discussione, a identificare le proprie credenze limitanti e a sviluppare nuove prospettive. Per le donne, in particolare, il coaching può rappresentare uno strumento prezioso per superare stereotipi e bias di genere radicati, aumentare l’autostima e la capacità di affermare i propri bisogni e obiettivi, e aprire la strada a realizzazioni personali e professionali più autentiche e soddisfacenti.
Ti interessa parlare di Bias? Vorresti approfondire ancora il discorso?

After exploring how our ideas are born from a delicate mix of emotions, culture, and mysterious processes, it’s time to journey through Cognitive Biases—those “mental shortcuts” theorized by Kahneman and Tversky in the 1970s. In theory, these mechanisms help us make quick decisions—like choosing between a cappuccino or Croissant in the morning, a choice for which we’ve already gathered enough data to know what suits us best. So, these biases are extremely useful in situations where shortcuts can be taken; however, sometimes they cause us to stumble into real mental traps.
Confirmation Bias: Seeing Only What Confirms Our Ideas
We tend to seek out and accept only information that confirms what we already think, ignoring objective data that disproves us. An example? “Women behind the wheel, constant danger.” (An Italian way of saying “Donna al volante, pericolo costante”). ISTAT (Italian Institute of Statistics) data says otherwise, but the prejudice persists. According to ISTAT 2024, men are responsible for 83% of fatal road accidents. Also, 93% of hit-and-run drivers in fatal accidents are men. According to Quattroruote, (Magazine) Italian men drive an average of 11,500 km per year, women 10,600 – figures that don’t justify the higher accident rates. Traveling with a woman driving is statistically safer than with a man—but nonetheless, every video on social media showing a car off the road receives comments spoken about women.
Framing Effect: How the Frame Changes Perception
The way news is presented can completely change our judgment. A man described as “determined, with leadership” is seen positively, while a woman “determined, with leadership” is often labelled “aggressive” – even if their results are identical. The way a story is told instantly transforms our perception.
Availability Bias: What We Remember Counts More Than Reality
We only remember what is most convenient for us. For example, one might think women are naturally more suited to caring for children than men, because media and popular culture tend to depict mothers as indispensable caregivers. This leads society and some men to overestimate how often women assume (or should assume) the primary caregiver role. What we tend to forget for example is that statistically, mothers are more frequently involved in infanticide: from 2010 to 2022 in Italy, mothers are responsible for almost all cases of infanticide/neonatal death (35 out of 39 total cases).
Anchoring Bias: The First Impression Matters (Too Much)
The first number offered influences the entire negotiation, whether it’s the price of a pizza or the salary in a job interview. Are you offered your first rental home at 500 euros? From then on, that figure will be used to say “more expensive” or “less expensive,” setting a benchmark. The first salary offered to a woman, lower than that of a man with the same skills, becomes an anchor influencing all subsequent evaluations, leading her to ask for and accept less than she deserves. And guess what? There is still a gender pay gap between men and women, partly because women often compare themselves to other women.
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